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Ato Toscana Costa: presidio a Pisa, lunedý 16 dicembre

Argomento: evento

Presidio di fronte al Comune di Pisa (Lungarno Gambacorti), lunedì 16 dicembre dalle ore 14:30, in occasione dell'assemblea dell'ATO Toscana Costa sulla gara per il socio privato del gestore unico dei rifiuti.
Il Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti Valdera aderisce all'iniziativa. Segue il comunicato stampa integrale.

 


 

Invitiamo i giornalisti alla conferenza stampa di lunedì 16 dicembre alle ore 14.30 ed i cittadini e cittadine al presidio che seguirà a partire dalla stessa ora di fronte al Comune di Pisa, in occasione della riunione dell'assemblea dell'Autorità per il servizio di gestione dei rifiuti urbani dell'ATO Toscana Costa, composto dai sindaci delle Province di Massa Carrara, Lucca, Pisa e Livorno, per deliberare sulla gara per individuare il socio privato del gestore unico dei rifiuti per tutto l'ATO, in altre parole per cedere ad un privato il controllo di un pacchetto che stimiamo di vari miliardi di euro l'anno (ma ancora ad oggi che si va alla privatizzazione il dato reale rimane sconosciuto).

Siamo contrari a questo processo di privatizzazione perché:

1. E' un processo di privatizzazione che, come altri in Italia, privatizzerà gli utili e socializzerà le perdite, in piena contraddizione con lo straordinario esito referendario del giugno 2011 per la ripubblicizzazione dei servizi pubblici essenziali.

2. La raccolta dei rifiuti urbani deve rimanere sotto il controllo dei Comuni, che ne sono i titolari per legge e che rimarrebbero schiacciati dal potere di un tale colosso. Si corre il pericolo che esperienze virtuose di raccolta differenziata adottate da molti comuni dell'ATO (alte percentuali, bassi costi, rispetto della salute) vengano azzerate.

3. La riduzione dei rifiuti alla fonte, posto al primo posto dalla normativa, non è nell'interesse degli azionisti, che invece tendono ad aumentare il loro volume di affari. La riduzione è invece l'interesse prioritario della popolazione servita perchè si riducono i costi e le ricadute ambientali; infine non sarà l'azienda a pagare le sanzioni che in un futuro verranno probabilmente previste per la mancata riduzione alla fonte, ma tutti noi, come già è successo per le sanzioni per il mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata.

4. Perchè non vogliamo che si investano ingenti capitali nel revamping dell'inceneritore di Ospedaletto la cui ristrutturazione è già costata moltissimo ed è durata solo 6 anni, dopodichè non è stato più capace di funzionare correttamente ed i limiti sui fumi sono stati superati svariate volte.

5. Perchè vogliamo che il porta a porta venga introdotto ovunque con la massima solerzia in via definitiva, e non sperimentale come a Pisa ed in un solo quartiere: non vogliamo più pagare le sanzioni per il mancato raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata di legge.

6. Perchè vogliamo che gli investimenti vengano impegnati per impianti “a freddo” per il compostaggio (non come quello di Pontedera che non ha mai funzionato), per impianti di separazione meccanico biologica dell'indifferenziato residuo e per sviluppare un indotto di filiera del riciclo dei materiali raccolti con la differenziata che porterebbe ricchezza e nuovi posti di lavoro nel nostro territorio e non nelle tasche di investitori lontani.

7. Perchè sono a rischio invece molti posti di lavoro nelle aziende a cui oggi sono affidati i servizi di raccolta, già di per sé in forme di sub-appalto e quindi di attività a diritti e dignità ridotti.

8. Perchè vogliamo vedere il tramonto dell'uso dell'incenerimento per smaltire i rifiuti urbani in quanto vengono bruciate materie prime (che dovremmo conservare e di cui in Italia siamo carenti) per trasformarle in fumi tossici (ancorché trattati) e ceneri pericolose (circa il 30% di ciò che entra). Per questo, no anche all'ampliamento dell'inceneritore di Livorno ed alla sempre possibile riapertura degli inceneritori di Falascaia (Pietrasanta) e di Castelnuovo Garfagnana!

Promuovono: Legambiente Pisa, Comitato NonBruciamociPisa, Confederazione Cobas, Rete Ambientale della Versilia, Comitato Acqua Bene Comune Pisa, USB lavoro privato

Aderiscono: Comitato No inceneritore per Rifiuti Zero Livorno, Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti Valdera, Movimento Tutela Ambiente e Territorio Montefoscoli, Comitato Tutela Ambientale Alta Valdera, Associazione Salviamo le Apuane, Una Città In Comune, Meetup 5Stelle Livorno, Progetto Rebeldìa-Ex-Colorificio

Pubblicato Venerdi 13 Dicembre 2013 - 08:25 (letto 1758 volte)
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Discarica di Legoli: comunicato stampa dei Comitati dell'Alta Valdera

Argomento: comunicato_stampa

riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dei Comitati dell'Alta Valdera del 12 novembre, relativo alla recente sentenza del TAR a proposito del ricorso del WWF contro l'ampliamento della discarica

 


 

Il contenzioso sulla regolarità dell'ampliamento della discarica di Legoli non è affatto chiuso. La battaglia legale prosegue al Consiglio di Stato.

Abbiamo letto la sentenza con cui il TAR di Firenze ha respinto il ricorso del WWF contro l'ampliamento della discarica di Legoli. Non ne condividiamo nella maniera più assoluta le motivazioni e rimaniamo convinti che l’autorizzazione di questo ampliamento sia viziata da irregolarità e mancanze significative.

A tal proposito ci preme informare i cittadini che il WWF Toscana ha già dato mandato ai propri legali di presentare un ricorso presso il Consiglio di Stato. Al contrario di quanto apparso su alcuni organi di informazione, il contenzioso sulla regolarità dell'ampliamento della discarica di Legoli rimarrà pertanto aperto fino a quando il Consiglio di Stato non si sarà pronunciato in merito.

Prendiamo infine atto che gli attuali gestori della discarica di Legoli intendono proseguire con i lavori di ampliamento - come hanno fatto fino ad oggi - con il rischio che, tra qualche mese, un eventuale annullamento dell'autorizzazione da parte del Consiglio di Stato li obblighi a demolire quanto fin qui realizzato.

Considerato che stiamo parlando di opere che costeranno oltre 10 milioni di Euro, e che in questo caso il confine tra ciò che è "pubblico" e ciò che è "privato" è molto sfumato, si tratta senza dubbio di un rischio enorme, di cui gli amministratori interessati si assumono chiaramente ogni responsabilità.

Legoli, 12 novembre 2013
Comitato promotore del ricorso al TAR contro l’ampliamento della discarica di Legoli
Comitati di Legoli, Montefoscoli e Peccioli


https://it-it.facebook.com/ricorsotar.discaricalegoli

Pubblicato Martedi 12 Novembre 2013 - 17:39 (letto 1250 volte)
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Pisa: nota stampa comitati post iniziativa 26 ottobre

Argomento: comunicato_stampa

riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del Comitato Non Bruciamoci Pisa di sabato 2 novembre, relativo all' assemblea tenutasi sabato 26 ottobre a proposito dello sversamento acque della piscina del reattore nucleare CISAM dismesso.

 


 

Come da annuncio stampa, si è tenuta sabato 26 presso la Limonaia l'Assemblea pubblica promossa dai Comitati Pisani NonBruciamociPisa, AcquaBeneComune e di quartiere Porta a Mare sullo sversamento acque della piscina del reattore nucleare CISAM dismesso.

La discussione si è avvalsa del competente intervento di Giorgio Ferrari, tecnico già impiegato in ENEL nella gestione del combustibile nucleare e autore di testi sull'argomento, che ha esposto le sue considerazioni sul decommissioning del CISAM, avvalendosi delle scarne informazioni reperite dai comitati e dei dati reperibili da fonti ENEA ed ARPAT.

Dall’intervento di Ferrari è emersa chiaramente la complessità dell’intero smantellamento che passa sì per lo smaltimento delle acque piscina di raffreddamento, ma che nella prospettiva dovrà vedere la messa in sicurezza di più materiali e attrezzature contaminate che ad ora possono risultare in uno stato di conservazione non proprio rassicurante, se si ragiona secondo opportune procedure di tutela.

E' emerso pure l'anomalo quadro di sorveglianza e controllo sull’intera operazione in quanto decreti ad-hoc avrebbero permesso procedure in assoluto contrasto con le norme internazionali (legislative e tecniche) sulla sicurezza nucleare ed in particolare sulla assenza di un ente terzo di controllo le cui funzioni invece sono ricondotte tutte all'interno del ministero della Difesa, con facoltà di tipo autorizzativo a corpi, quali i Comandi dei Carabinieri e i Comandi logistici, che per evidente impreparazione in materia si avvalgono della consulenza del CISAM stesso, ovvero di chi dovrebbe essere autorizzato e controllato.

Ridimensionato anche il ruolo di Enea (sbandierato nei comunicati CISAM come in qualche modo “garante”) che sarebbe quello di mero laboratorio di analisi, mentre la predisposizione della “formula di scarico”, che dovrebbe essere responsabilità dell’ente appaltante (cioè del CISAM) viene elaborata dalla ditta esecutrice dei lavori!!!
Pur non volendo aprioristicamente mettere in dubbio l'onestà dei singoli responsabili militari, ma essendo cessate da oltre 30 anni le attività attinenti alla Difesa Nazionale, il decommissioning del reattore costituisce a tutti gli effetti una attività di natura industriale-civile con possibili quanto rilevanti ricadute sulla salute della popolazione e sull’ambiente, come testimonia il fatto stesso di voler sversare le acque provenienti dalla piscina del reattore al di fuori del sito militare del CISAM. In questo caso l’attività di trattamento dei rifiuti radioattivi sarebbe sottoposta alle prescrizioni autorizzative della legislazione civile e alle relative Direttive in materia di Valutazione di Impatto ambientale (VIA) ove applicabili: ma così non sta accadendo, proprio a partire dallo sversamento delle acque il cui impatto sull’ambiente andrebbe valutato anche in base a matrici ambientali da stabilire preventivamente e quindi con la possibilità di esprimere osservazioni di carattere tecnico e di opportunità da parte di tutti e tutte. Rilevata anche la criticità sulla tecnica di trattamento dell’acqua radioattiva indicata dal CISAM (evaporazione sottovuoto), che potrebbe risultare non adeguata al fine di eliminare i componenti radioattivi più leggeri (come il Trizio), tanto è vero che in precedenza lo stesso CISAM aveva ipotizzato di impiegare allo scopo resine a scambio ionico.

Fino a considerare, come in ogni VIA , anche l’”opzione zero” e cioè il non sversamento delle acque nel canale dei Navicelli: infatti, in base a come tale operazione viene condotta, non è da escludere che la piscina sia il posto più sicuro dove le acque possano rimanere, anche alla luce del ruolo di “schermo” svolto dall’acqua per le successive operazioni di “decomissioning” della piscina stessa.

Registrazione dell’iniziativa con le slides proiettate saranno reperibili su You tube.

Comitato Non Bruciamoci Pisa

Pubblicato Lunedi 04 Novembre 2013 - 08:11 (letto 1161 volte)
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Comunicato stampa Non Bruciamoci Pisa - 12 ottobre 2013

Argomento: comunicato_stampa

riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa congiunto del Comitato Non Bruciamoci Pisa e di quello di Portammare di sabato 12 ottobre, relativo all' annunciato sversamento nel canale dei Navicelli delle acque radioattive usate per il reattore nucleare CISAM di S.Piero...e non solo.

 


 

Sull' annunciato sversamento nel canale dei Navicelli delle acque radioattive usate per il reattore nucleare CISAM di S.Piero, che sembra preoccupare solo i livornesi, ci pare doveroso sollevare l'attenzione di tutti i pisani perché le rassicurazioni dell'Ammiraglio non ci sembrano affatto convincenti, soprattutto quando afferma che le acque che saranno immesse nei Navicelli non hanno rilevanza radiologica: come può esserne certo se ci dice contemporaneamente che l'esito delle analisi arriverà da Roma tra un mese? Delle due una, o si sa già come sono le acque e se ne dicono i valori, oppure si aspetta per saperlo e dopo, in modo trasparente, si comunicano i dati reali alla popolazione.

Intanto ognuno, sulla questione ambientale, la può vedere come vuole, ma specialmente parlando di radioattività, con le tristi e pesanti esperienze umane che son già storia per il mondo, crediamo che certe rassicurazioni del tipo “I limiti di radioattività saranno al di sotto dei limiti di legge” non siano sufficenti: per noi, l’unico limite accettabile è zero, in quanto ogni dose di radiazioni comporta un rischio cancerogeno e genetico. I limiti stabiliti non corrispondono ad un'assenza di pericolo, ma a conseguenze considerate accettabili rispetto agli interessi economici prevalenti.

Come al solito, invece, a Pisa, chi avrebbe il compito istituzionale di proteggere la salute e l'ambiente, è il primo a offrire stampelle ad attività che traballano o che sono rischiose o che non sono sufficientemente collaudate. E' il caso, in primis, della Provincia di Pisa che autorizza di tutto, anche ciò che non sembrerebbe di sua competenza, come le emissioni radioattive, che sono regolate dal D.Lgs. 230 del 1995 che non assegna alcuna competenza alle Province. La stessa Provincia che nel 2011 diede finalmente l'autorizzazione all'inceneritore di Ospedaletto, proprio dopo l'inizio di una lunga serie di superamenti di diossine, quindi a seguito di chiari, tangibili segnali di una usura e obsolescenza avanzata!

Non da meno è stato il sindaco di Pisa, in qualità di prima autorità sanitaria, di fronte a precise richieste poste da comitati e genitori di alcune scuole su più fonti emissive in città o zone limitrofe nel dicembre 2011 – specie in riferimento di accertati superamenti di limiti diossine a Ospedaletto - nulla ha risposto, nonostante i solleciti inviati!
Ma si sa, Pisa è una “smart” city, tutto deve apparire lucido e la polvere va nascosta sotto il tappeto. Letteralmente! Le centraline di rilevamento delle polveri fini che indicavano costanti superamenti dei limiti sono state sistematicamente chiuse: prima quella di via Conte Fazio, per coprire il contributo dei camini della St.Gobain all'inquinamento atmosferico, poi quella di Riglione-Oratoio, zona di ricaduta dei fumi dell'inceneritore di Ospedaletto.

Inceneritore che, come l'assessore comunale ha dovuto ammettere in risposta ad una interrogazione di questa estate, fa perdere ai cittadini di Pisa tre milioni l'anno, oltre al fatto che devono essere pagati ancora i debiti per il suo ammodernamento di soli 10 anni fa (e dopo solo sei anni era già un rottame fumante...).

Non contenti del fallimento evidente, si vuole ancora puntare su questa forma di smaltimento e non sulla raccolta differenziata spinta. Presto l'assemblea dei sindaci dell'ATO Costa dei Rifiuti verrà chiamata a votare per la gara di cessione della gestione dei rifiuti con la clausola di investimenti sul raddoppio dell'inceneritore di Livorno e sul revamping di Pisa, che dovrà durare fin dopo il 2020, cosi da superare i 50 anni di fumi velenosi sui cittadini Pisani!
Una volta bandita la gara, sarà difficile tornare indietro, pertanto chiediamo a partiti, associazioni e cittadini di opporsi a questa scelta e di vigilare sui rischi che gravano sulla nostra città, perchè il tema della salute e dell'ambiente sembra l'ultima delle preoccupazioni per i nostri amministratori!

Comitato non Bruciamoci Pisa
Comitato di Portammare

Pubblicato Giovedi 17 Ottobre 2013 - 16:11 (letto 1288 volte)
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SABATO 12 OTTOBRE 2013 - Riunione Comitati NO-biomasse NO-biogas Toscani con Coordinamenti Regionali altre regioni

Argomento: eventoTags: pontedera, biomasse, biogas, cgcrv, terre nostre

        


Il Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti Valdera organizzerà, insieme al Coordinamento Nazionale Terre Nostre, una riunione dei comitati no-biomasse no-biogas Toscani con i vari coordinamenti regionali delle altre regioni, Sabato 12 Ottobre a Pontedera.

Il problema degli impianti a biogas e a biomasse autorizzati in modo selvaggio inizia a farsi sentire anche in Toscana. Certamente non siamo ai livelli delle problematiche della valle Padana, ma sono sempre di più i cittadini che devono organizzarsi in comitati per fronteggiare impianti spesso autorizzati in modo troppo semplicistico, affrettato e senza rispettare le dovute norme di precauzione sanitaria. L'orgia degli incentivi spinge molte multinazionali, spesso camuffate da aziende locali, a investire in centrali elettriche a biomasse o a biogas nascondendosi dietro al paravento dell'energia pulita che, dicono, ci servirebbe a tutti i costi.
 
Energia che nella maggior parte dei casi pulita non è.
 
Basti dire che cresce sempre di più il numero degli impianti a biogas che utilizzano come biomassa il mais, mais che viene sottratto alla catena alimentare e che quindi poi il paese è costretto ad importare da paesi esteri e che arriva agli impianti su migliaia di camion.
 
Il mais che alimenta gli impianti dovrebbe inoltre arrivare da filiera corta, ma poi si scopre arrivare esso stesso dall'estero; stesso discorso per gli impianti a biomassa che bruciano legna e che molte volte si riforniscono, indebitamente, di legname dall'estero.
 
Ma oltre ai danni alle tasche dei cittadini (che pagano con le proprie tasse gli incentivi), c'è il problema che molti di questi impianti vengono autorizzati vicino alle abitazioni, così che i residenti si ritrovano accanto a casa impianti che producono nanoparticelle, maleodoranze, inquinanti gassosi e liquidi e molto spesso le amministrazioni locali, con la scusa falsa che non possono far niente per impedirlo, lasciano correre.
 
E' infatti ormai risaputo che alcune multinazionali del biogas/biomassa sono fra le prime aziende foraggiatrici di alcuni partiti politici italiani.
 
In alcuni casi si sono scoperti impianti che erano coperture per lo smaltimento di rifiuti speciali o come accade nelle Marche, la procura sta indagando su alcuni presunti favoritismi che alcuni biomassisti avrebbero ricevuto in barba a controlli e norme sanitarie.
 
In Toscana già due autorizzazioni sono state bloccate nell'ultimo anno grazie alla mobilitazione repentina della popolazione che, grazie anche allo scambio di esperienze con altri comitati e con il coordinamento nazionale Terre Nostre, è riuscita a mettere in campo tutte le risorse possibili e a convincere l'amministrazione locale dell'assurdità di tali impianti (Castiglion Fibocchi e Cinigiano).
 
E proprio a Pontedera 2 anni fa fu bloccata l'autorizzazione per la centrale elettrica a Colza da 5MW che doveva sorgere presso il futuro autodromo di Pardossi, grazie alla mobilitazione cittadina.
 
Per queste ragioni il CGCRV ha voluto organizzare questa riunione.
 
La mattina servirà ai comitati Toscani per conoscersi, scambiarsi esperienze e gettare le basi per una rete regionale su modello di altre regioni, mentre nel pomeriggio il Coordinamento Nazionale Terre Nostre aggiornerà e si confronterà con tutti i comitati Toscani e tutti i rappresentanti regionali delle altre regioni su strategie e possibili azioni da portare avanti, sia a livello locale che nazionale.
 
Visto quindi la centralità e la facilità di raggiungimento di Pontedera da tutta la Toscana, ci è sembrato naturale prodigarci all'organizzazione di questa riunione che speriamo porterà alla nascita di un movimento regionale.
 
La riunione si svolgerà presso il centro sete sois sete luas, sabato 12 ottobre dalle 9,30 alle 18,00 in viale R.Piaggio 82

 

Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti Valdera
www.cgcrvaldera.it

indirizzo mail del Coordinamento

Pubblicato Giovedi 10 Ottobre 2013 - 10:44 (letto 1277 volte)
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DISSOCIATORE MOLECOLARE ECOFOR A GELLO: COLPITO E AFFONDATO!

Argomento: comunicato_stampaTags: Dumfries, Scotgen, dissociatore, ecofor, gello, inceneritore, millozzi, pontedera, sepa, signorini

 

La scorsa settimana il Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti Valdera ha diffuso presso i maggiori quotidiani del nostro territorio la notizia del ritiro definitivo dell'autorizzazione all'esercizio del Dissociatore Molecolare di Dumfries (Scozia). La SEPA (analogo scozzese dell'ARPAT) ha ufficialmente bloccato per sempre quell'impianto, che non ha mai funzionato e ha creato grossi problemi di inquinamento, sforando più volte i limiti di legge, diffondendo nell'aria inquinanti letali come la diossina e provocando anche un incendio, il tutto senza aver mai prodotto un solo chilowattora di energia elettrica. La notizia è rilevante anche per casa nostra, perché l'impianto scozzese doveva essere la referenza, il modello per quello molto più grande progettato a Gello da Ecofor. Il Coordinamento sin dal 2010 aveva segnalato non solo l'assoluta incoerenza del progetto, che contravveniva alle buone pratiche (obbligatorie per legge) per la corretta gestione dei rifiuti, ma anche l'inconsistenza e la completa inadeguatezza della tecnologia e dell'impianto proposto. Tanto è vero che al Tavolo Tecnico istituito dal comune riguardo al progetto del Dissociatore Molecolare, il Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti Valdera ottenne la battuta in ritirata di Ecofor dal progetto stesso. Il progetto fu messo però in stand-by (non ritirato, e infatti ne CHIEDIAMO IL RITIRO!), perché era impresentabile e platealmente fallimentare, come il Coordinamento aveva anticipato e dimostrato.


Non è vero come dice Millozzi che "avevamo dubbi sull'impianto scozzese e bloccammo quello di Gello". Le disastrose notizie sull'impianto scozzese vennero pubblicate dal Coordinamento, che le aveva ottenute dalla SEPA. Ecofor non le aveva presentate al Tavolo, o forse non le conosceva. E nelle diverse visite all'impianto, una fatta congiuntamente tra comune, Ecofor e Arpat, nessuno si era accorto (o anche solo preoccupato) che l'impianto non funzionava e non aveva ancora mai funzionato. L'impianto dunque non fu bloccato per "dubbi", ma perché di fronte a dati di fatto inoppugnabili il Comune non aveva altra scelta. 

Relativamente a una possibile alternativa di trattamento è grottesco dire come fa l'AD di Ecofor Signorini che "meno male non abbiamo seguito l'indicazione del coordinamento", riferendosi alle vicende giudiziarie del patron dell'azienda di Arese il cui impianto rappresentava un esempio di trattamento per il Car Fluff (i rifiuti della rottamazione delle auto). Come contributo del Coordinamento al Tavolo Tecnico abbiamo prodotto un corposo documento che illustrava possibili alternative, di cui Green Fluff (questo il nome dell'azienda lombarda) era solo una parte, e un esempio di approccio al trattamento del car fluff, che appunto doveva costituire uno dei rifiuti "dati in pasto" al Dissociatore. Tra l'altro un illecito di un imprenditore non significa automaticamente che la tecnologia utilizzata nella sua azienda non sia più valida. Un processo simile infatti è utilizzato ad esempio da un'altra azienda proposta dal Coordinamento al Tavolo Tecnico, la tedesca SiCon che collabora con Volkswagen. Inoltre la stessa Ecoacciai di Gello, indicata come modello dal Sindaco di Pontedera, ci risulta abbia utilizzato proprio GreenFluff come fornitore. Di tutto il resto del nostro documento sulle alternative Signorini non parla. Per fortuna ha l'onestà intellettuale (non sappiamo quanto volontaria) di ammettere che Ecofor si sta "orientando verso altre strade che consentano la differenziazione dei rifiuti industriali": infatti l'unica cosa che procede per ora è proprio l'ampliamento della Discarica di Gello, con buona pace del "superamento delle discariche" che è stato anche un mantra delle campagne elettorali dei nostri politici locali. La differenziazione sarà dunque, tristemente, nella destinazione dei rifiuti: prima la vecchia discarica, poi la nuova! 

 

I Comuni azionisti di Ecofor, fra cui appunto quello di Pontedera, dovrebbero ringraziare il Coordinamento per aver fatto risparmiare all'azienda da loro partecipata decine di milioni di euro, e alla popolazione danni ambientali e sanitari ingenti. Si assiste invece, tristemente, alla monotona volontà da parte di politici e amministratori di controllate di attribuirsi meriti che, purtroppo per le istituzioni e le imprese che amministrano, non hanno.

 
 
Pubblicato Mercoledi 04 Settembre 2013 - 10:15 (letto 1390 volte)
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Chianni, discarica della Grillaia: no alla riapertura

Argomento: comunicato_stampa

riceviamo e pubblichiamo la seguente comunicazione del 20 luglio 2013, relativa alla discarica di Chianni ed inviata da Legambiente Valdera alla Regione Toscana, alla Provincia di Pisa e agli organi di stampa

 


 

Legambiente Valdera esprime preoccupazione per la forzatura con cui la provincia di Pisa intende imporre la ripresa del conferimento dei rifiuti nella discarica della Grillaia di Chianni, sulla base di un progetto che non appare supportato da nessuna adeguata indagine tecnica.

Non ci sono analisi sulla qualità delle acque superficiali e sotterranee, né nel sito né nei dintorni. Non ci sono misure sulle emissioni gassose dei rifiuti che da 15 anni giacciono in un sito blindato, inaccessibile e invisibile dal territorio circostante come se fosse una base militare. Non ci sono analisi sullo stato fisico/chimico dei rifiuti, né sulla stabilità dei versanti della discarica. E neanche sulle caratteristiche del percolato: quando la discarica era in funzione, nel 1995, il COD (domanda chimica di ossigeno, che misura il grado di inquinamento dell’acqua) del percolato della Grillaia era così alto che venne danneggiato l'impianto di depurazione di Prato in cui veniva portato per i trattamenti di disinquinamento. La situazione è cambiata – e come – in questi anni?

L'apporto di nuovi rifiuti peggiorerà lo stato della discarica. Se c'è veramente un'emergenza legata ai rifiuti presenti, come si fa a pensare di risolvere il problema con lo stoccaggio di altri rifiuti?

La soluzione più ragionevole è quella di una bonifica a rifiuti zero. I dati in nostro possesso relativi agli anni di esercizio della discarica indicano che una bonifica è probabilmente necessaria. E' quindi necessario un progetto che abbia questo obiettivo, e non un progetto per riaprire la discarica allo smaltimento dei rifiuti.

Per fare un buon progetto, economicamente sostenibile, occorrono però alcune indagini ambientali serie. E il tempo necessario per farle. E non si dica che il tempo non c'è, perchè senza dati affidabili, ogni scadenza è puramente aleatoria.

Legambiente Valdera compie quest'anno 30 anni. Nella vita della nostra associazione abbiamo spesso constatato che il periodo migliore per far passare i progetti peggiori è il mese di agosto, con le ferie e il calo di attenzione da parte dei cittadini per i problemi che li riguardano.

Chiediamo alla Regione e alla Provincia di fugare questi dubbi, di completare un quadro conoscitivo carente e inadeguato, e di ricercare con le amministrazioni locali e con le rappresentanze dei cittadini soluzioni ragionevoli e condivise.

Il Direttivo di Legambiente Valdera

Pubblicato Martedi 23 Luglio 2013 - 16:30 (letto 1459 volte)
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Ponsacco, 25 luglio: proiezione del film Trashed

Argomento: evento

locandina evento

giovedì 25 luglio
alle ore 21:30 presso il "Cinema sotto le stelle Odeon"
in via dei Mille 1 a Ponsacco(PI)

si svolgerà la proiezione del film documentario "Trashed" prodotto e condotto da Jeremy Irons, presentato fuori concorso a Cannes 2012 ed uscito in Italia il 12 giugno 2013.
L'ingresso sarà ad offerta.

La proiezione è organizzata dall'Associazione Alidea in collaborazione con il Coordinamento GCR Valdera

 


 

"Trashed " è una denuncia nei confronti delle multinazionali serve dell’economia mondiale, un monito al cambiamento e alla lotta per un futuro migliore. Il film profila la necessità di produrre una risposta culturale capace di rispondere a decenni spensierati in cui l’industria, il marketing e una politica connivente hanno incentivato uno stile di vita al di sopra delle risorse che il pianeta ci ha messo a disposizione.

Jeremy Irons ci conduce attraverso i cinque continenti, mostrando quanto l’inquinamento dell’aria, della terra e degli oceani stia mettendo sempre più in pericolo non solo la salute, ma la stessa esistenza del genere umano. Il regista propone di ripensare i nostri gesti quotidiani, liberarci dal superfluo, non gettandolo ma evitando di produrlo.
“Trashed” suggerisce, soprattutto, la necessità di condividere con la comunità che ci circonda un atteggiamento più riflessivo e accorto, provandone l’utilità, a dispetto di qualsiasi avveniristica soluzione impiantistica.
Un film assolutamente da non perdere.

Pubblicato Domenica 07 Luglio 2013 - 18:21 (letto 1440 volte)
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